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"Lo scopo dell'arte marziale non è quello di generare aggressività nei confronti degli altri, ma di raggiungere un perfezionamento di se stessi."
Cos'è il Kuntao PDF Stampa E-mail

 

Kuntao è un insieme di stili, generato dall’incontro-scontro tra le diverse culture con le quali i coloni cinesi vennero a contatto in terre a loro straniere. L'essenza marziale di queste discipline matura grazie ai flussi migratori che coinvolsero viaggiatori cinesi, a partire dai mercanti fino ad arrivare ai nobili e criminali. untao, raccoglie quindi, l’eredità delle arti marziali cinesi trasmigrate in gran parte del sud-est asiatico nelle varie località di Taiwan, Singapore, Malesia, Indonesia, Filippine fino a Okinawa. Va premesso che l’arte marziale cinese è sempre stata ricca di scuole marziali accademicamente sofisticate, sviluppate nel corso dei secoli per essere utilizzate in un territorio ormai pregno di cultura (marziale), all’alba di una civiltà evoluta e centralizzata. Contrariamente alle loro terre d’origine, i cinesi trasmigranti, dovettero scontrarsi con realtà Filippino–Indo/malesiane, evolute allo stato tribale; con regole di vita organizzate da mere necessità di sopravvivenza in un territorio ancora selvaggio ed ostile come la jungla. I concetti delle scuole marziali d'origine cinese persero, nelle nuove terre, ogni raffinatezza accademica, mantenendo solo gli aspetti del combattimento più “esasperati”, fondendosi, progressivamente, con le strategie e le logiche degli indigeni in quei determinati habitat.
Come mai si fa riferimento ad un determinato habitat?
Semplice!
...come accennato sopra...
I cinesi sono andati a vivere in terre selvagge, crogiuolo di razze, pirati e…, in mezzo alla jungla!
…non più in un paese più o meno civilizzato come l’impero cinese!
…Quindi, gli emigranti cinesi avevano necessità di cambiamenti come per esempio:
Utilizzo di arnesi o armi corte e pesanti (tipo Gulok alias machete) adatti per sopravvivere in ambienti tropicali, sostituivano attrezzature ed armi fini e sottili come ad esempio catene, spade, alabarde, nunchaku a tre sezioni o armi lunghe in genere.

….trovandosi in un ambiente paludoso e melmoso (il combattimento doveva necessariamente svilupparsi con posture corporali adatte a mantenere l’equilibrio), quindi venivano privilegiate le tecniche di pugno corto e l’uso calci bassi rispetto a tecniche lunghe (vedi ad es. Shaolin quan, Chang Quan, ecc..).

L’aspetto mentale al combattimento si doveva trasformare

i cinesi concepivano il combattimento attraverso un maturato controllo supremo delle tecniche e delle abilità;

…ma sulla base di queste regole, si trovavano inermi ed impreparati ad affrontare gli indigeni del Sud-Est Asiatico che basavano il loro modo di combattere sull’istinto assolutamente incontrollato, molto simile all’aggressività primitiva o animalesca.

La Storia recente

Come in gran parte dell’Oriente, anche le pratiche del Silat e Kuntao furono proibite dai colonizzatori; permettendo solo l’esposizione di tali maestrie, attraverso la danza e rappresentazioni teatrali (un esempio simile lo possiamo trovare anche dai nostri carretti siciliani quando narrano di faide e duelli all’ultimo sangue). Quindi è un grande errore pensare al giorno d’oggi di andare in quei Paesi per trovare contenuti storico/tecnici originali, di alto livello e di semplice fruibilità. Di fatto è molto più probabile ritrovare valori e contenuti negli insegnamenti di famiglie emigrate/esiliate che hanno vissuto in un’Indonesia di cinquanta/cento anni fa. Vari sono stati i fattori che hanno progressivamente indebolito le diverse arti marziali quali Kuntao e Silat. Dopo la cacciata dei Coloni (soprattutto Olandesi a partire dal 1950) e con la formazione dei Governi Nazionali, qualsiasi espressione culturale e marziale forestiera, venne scoraggiata; come conseguenza i cinesi ripresero il Kuntao in forma privata o comunque non palesemente divulgata.

Definizione e origini storiche

La parola Kuntao contempla molteplici simbologie e significati. Una prima lettura interpreta gli ideogrammi “mano-chiusa” e “arte”. Secondo l’antica pronuncia della regione di Hokkien (o Fujian) corrisponde al mandarino chuan fa e al giapponese kenpo. KUNTAO acquisisce quindi, il significato di “via del pugno”, dunque di pugilato nella sua accezione più ampia. Per altri, la parola significa invece mano chiusa o Chuan Shu (pugno libero), più legata forse al semplice concetto di rissa o scontro. Un’ulteriore definizione indica la semplice traslitterazione o traduzione dal termine Kung-Fu trasmigrando dalla Cina a nuove Terre. Sembra che il termine Kun-Tao sia stato coniato precedentemente all’utilizzo di termini come: Wu Shu, kung fu o Gong Fu. Ecco altre esposizioni scritte e matrici di varie Scuole: Kuen Tao, Kuen Dao, koon touw, Kuntaw, Hok Kuntao, Ngo Cho Kun Tao, Tat Kuntao, Wu Kuntao, Rossi Kun Tao, Kuntaw Lima-Lima, Kalasag Kuntao Silat, Kuntao Silat De Thouars, Kuntao Among Suntukan Kuntao, Silat Kuntao, ecc…

Altra definizione di kuntao
Koen = pugno Tao = sentiero,via.

A livello di traduzioni l'unico un po' fuori dal coro, ma sempre e comunque vicino alla prima ricerca è un maestro cinese dal nome Liem Yoe Kiong. Liem Yoe Kiong afferma che la parola Kuntao proveniente dalla provincia di Hokkien non corrisponde a definizioni come "difesa personale" perchè se tradotta nel cinese ufficiale Kon Yu diviene "Djuen Tho" che significa solo pugno...mentre "self defence" sarebbe traducibile con "Djuen Su" (conoscenza del pugno). Liem Yoe Kiong aggiunge inoltre che prima in indonesia la parola kuntao era molto più diffusa. ..solo che a causa del nazionalismo imperante nel 1950 e che raggiunse l'apice nel 1970 con il dittatore Suharto, la parola kuntao cadde in disuso a favore della parola Silat.

 

 

I testi sono tratti dal sito www.ardes.info