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"Lo scopo dell'arte marziale non è quello di generare aggressività nei confronti degli altri, ma di raggiungere un perfezionamento di se stessi."
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L'alabarda è un'arma bianca a punta, tagliente da entrambi i lati, montata su un'asta e munita nel punto di inserzione sull'asta di una corta scure, da una parte, e di una o più punte, dall'altra. Si differenzia dalla picca perché quest'ultima è priva della scure.

Usata in Cina (dove è chiamata Guan dao 關刀) da tempo immemorabile, fu introdotta in Europa intorno al 1300 dai Tedeschi e dagli Scandinavi.

Si può dire la "fusione" fra l'ascia e la picca. È un arma versatile perché può uccidere per perforazione ma anche per taglio. Tuttavia è un arma pesante e difficile da manovrare. Per far fronte a questi problemi, ma anche a questioni estetiche, viene progettata con una scure dalla lama molto sottile o che presenta aperture per ridurne il peso.

Verso l'era Tokugawa, relativamente pacifica, divenne un'arma desueta in battaglia ma continuò ad essere utilizzata per il combattimento individuale e per la difesa degli edifici o delle dimore private. Probabilmente per questo il suo uso si diffuse specialmente tra le donne della classe militare o Buke, vere amministratrici della casa. L'arte marziale che ne trasmette l'uso faceva comunque parte del bagaglio tecnico classico del guerriero (bujutsu) e nel budō moderno esistono alcuni stili indipendenti che ne tramandano una forma stilizzata analoga alla scherma kendō.